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26 mar 2025

Eolico dalla Puglia alla Romagna
pubblicato da: Web Master

Eolico off shore: impianti per 2,4 GW dalla Puglia alla Romagna

Primi via libera per la creazione di un hub del Mediterraneo. Sono saliti a quattro gli impianti, per un totale di 2,4 gigawatt, hanno superato l’esame della Valutazione di impatto ambientale. Altri 20 gigawatt sono in lista d’attesa. Complessivamente l’eolico off shore potrebbe soddisfare quasi il 20% della domanda di elettricità in Italia

Dopo almeno cinque anni di attesa, l’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (Aero) ha annunciato che sono arrivati a quattro i primi impianti che possono proseguire nell’iter autorizzativo che li porterà a produrre energia dal vento catturato in mezzo al mare“. I quattro impianti sfruttano la tecnologia dell’eolico “floating“. In pratica, la basi su sui poggiano i piloni con le pale eoliche non vengono fissati ma “ancorati” al fondo marino

E’ l’eolico off shore “galleggiante“, pensato per gli impianti che vanno a sfruttare la forza del vento dove il mare è più profondo. Proprio come nel Mediterraneo. E per la sua posizione, l’Italia può diventare il punto di riferimento per questa tecnologia. Perché dispone di porti che possono essere attrezzati per ospitare sia navi e personale destinati alla manutenzione, sia i cantieri che portano le attrezzature al largo.

L’Italia è il terzo mercato a livello mondiale per potenziale nell’eolico off shore galleggiante

E’ un altro passo avanti. Il Decreto Porti – in dirittura d’arrivo individua Augusta, come hub prioritario per il nostro Paese. A dimostrazione che dopo aver atteso a lungo, con un solo impianto off shore in attività nel porto di Taranto, ora anche l’Italia potrà dire la sua. E diventare il punto di riferimento nel Mediterraneo per le energie rinnovabili offshore. Secondo il Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo mercato a livello mondiale per potenziale di sviluppo dell’eolico galleggiante

I quattro impianti che hanno superato la Valutazione di impatto ambientale son dislocati tra Sicilia, Puglia e Romagna. Al largo di Barletta, c’è il progetto Barium Bay, con una potenza installata di 1,1 gigawatt. Nasce da una joint venture tra Galileo, piattaforma paneuropea per le rinnovabili, e Hope, azienda di Bari. Sorgerà a 40 km dalla costa, con 74 pale “floating”.

Al largo di Ravenna c’è il progetto Agnes, 600 mw di eolico e 100mw di fotovoltaico galleggiante. Due miliardi di investimento per un impianto che potrà portare elettricità a mezzo milione di famiglie. Poco distante, a Rimini, altri 330 mw con il progetto Energia2020. Il quarto impianto che ha passato la Via si trova al largo della Egadi, in provincia di Trapani: sono i primi 250 mw di un progetto ben più ampio a cura di Seas Med

Di Augusta si è detto. Altri porti strategici per la filiera dell’eolico galleggiante sono stati individuati in Taranto, Brindisi, Civitavecchia, che “garantiranno l’assemblaggio e la logistica degli aerogeneratori eolici, contribuendo allo sviluppo di una filiera industriale italiana”, come si legge in una nota a cura di Aero.

L’impianto eolico off shore a Taranto

Al 2050 potrebbero essere installati al largo delle coste italiane impianti fino a 20 gigawatt di potenza installata

La crescita dell’eolico offshore galleggiante è un’occasione storica per l’Italia. Oggi abbiamo gli strumenti per rendere il nostro Paese leader nella transizione energetica, creando un’industria nazionale che generi occupazione, innovazione e valore. Il successo di questa trasformazione dipenderà dalla capacità di istituzioni e imprese di lavorare insieme per costruire un futuro sostenibile” ha dichiarato Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero.

L’associazione ha anche raccolto i dati di tutti i progetti sull’eolico galleggiante. In Italia ci sono 130 progetti, per un totale di 86 GW, in base alle richieste di connessione alla rete di Terna. “Di questi 130, solo 75 progetti (49 GW) hanno accettato i preventivi di connessione di Terna” spiega l’associazione. Di questi 75, solo 23 progetti, per circa 16,5 GW, hanno avviato l’iter di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero.

Dunque, solo una minima percentuale dei progetti che hanno fatto richiesta di connessione, rappresenta l’obiettivo al 2030 e anche gli scenari più ambiziosi difficilmente prevedono una potenza installata superiore ai 20 GW al 2050“. Ma sarebbe un passo avanti significativo verso gli obiettivi di decarbonizzazione.

Commento. Scusate, mi sono perso qualcosa oppure lo sfruttamento di terra e mare per l'energia prosegue??

26 03 25

26 mar 2025

Gli Stati Uniti sono rimasti senza uova
pubblicato da: Web Master


Gli Stati Uniti sono rimasti senza uova, Trump chiede aiuto all'Italia (che dice no)

L'ambasciata di Washington a Roma si è rivolta a Unaitalia, per una fornitura che coprisse i prossimi sei mesi

Foto di repertorio Pixabay

"Vendeteci le uova". La richiesta arriva in Italia e in altri paesi europei direttamente dagli Stati Uniti, che da mesi affronta una carenza del prodotto per via dell'influenza aviaria che ha colpito le galline degli allevamenti statunitensi, facendo schizzare alle stelle il prezzo di un bene che è fondamentale per la cucina e la dieta nazionale.

L'Italia dice 'no' alla richiesta degli Usa: "Copriamo a sufficienza il nostro fabbisogno"

Dopo la Danimarca, l'amministrazione Trump si è rivolta all'Italia, che però ha dato parere negativo. Una settimana fa, infatti, l'ambasciata di Washington a Roma si è rivolta a Unaitalia, l'Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova, per una fornitura che coprisse i prossimi sei mesi. L'associazione, però, ha respinto la richiesta, perché in Italia non c'è una grande capacità di export, dal momento che la produzione consente di soddisfare solo il mercato nazionale. "Abbiamo una autosufficienza che raggiunge a malapena il 97 per cento - ha commentato Ruggero Moretti, presidente Comitato Uova di Unaitalia - non c'è disponibilità e non possiamo permetterci forniture aggiuntive". Lara Sanfrancesco, direttrice Unaitalia, racconta come si stiano muovendo le ambasciate statunitensi, che stanno sondando la capacità di export di uova da tavola o destinate l'industria di molti Paesi europei. Attualmente, spiega la numero uno di Unaitalia, all'ambasciata italiana è giunta solo una richiesta esplorativa per constatare la capacità e l'eventuale disponibilità da parte delle aziende aderenti all'associazione italiana, responsabili del 30 per cento della produzione complessiva del nostro paese.

A restituire un quadro dei movimenti statunitensi è stato Jørgen Nyberg Larsen, ceo della Danish Egg Association, che ha riferito ai media come anche Francia e Lituania abbiano declinato la richiesto, "ma credo che gli americani abbiano provato a contattare tutti i Paesi europei, ricevendo la stessa risposta". Anche la Finlandia avrebbe risposto con un secco "no". Come riporta la tv finlandese, la Finnish Poultry Association, l'associazione avicola nazionale, ha respinto la richiesta americana perché non sono state tenute trattative di accesso al mercato con le autorità statunitensi. "Si tratta di un processo lungo che comporta ispezioni e studi approfonditi", ha spiegato il direttore esecutivo dell'organizzazione, Veera Lehtila.

Il contrabbando delle uova dal Messico

Per colmare il vuoto nelle dispense, i cittadini degli States hanno iniziato a rifornirsi di scorte più economiche in Messico e in Canada, paesi che il presidente Donald Trump ha colpito con una raffica di dazi sulle loro merci. Tuttavia, il passaggio delle uova lungo le frontiere statunitensi non è affatto semplice, aprendo così un varco illegale, alimentato dai cartelli dei trafficanti messicani. Secondo la US Customs and Border Protection, le intercettazioni di uova di contrabbando dal Messico sono aumentate del 36 per cento a livello nazionale quest'anno rispetto all'anno precedente e del 54 per cento lungo alcune parti del confine del Texas. Il Dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti vieta questo tipo di importazioni, dal momento che le uova non ispezionate tramite canali ufficiali possono diffondere malattie.

Le altre strategie adottate dagli Stati Uniti

Ovviamente gli States cercano una fonte alternativa per soddisfare il bisogno nazionale. Gli sforzi per diversificare la fornitura di uova fanno parte della proposta dell'Usda d'investire 1 miliardo di dollari per affrontare i maxi costi delle uova, saliti a un massimo record di 5,90 dollari per una dozzina a febbraio, un aumento del 10,4 per cento rispetto all'anno scorso e del 189 per cento rispetto al minimo di agosto 2023.

L'influenza aviaria ha messo in ginocchio le filiere di approvvigionamento delle uova degli Stati Uniti, causando la morte di oltre 20 milioni di galline ovaiole negli allevamenti americani nell'ultimo trimestre del 2024. Gli Usa hanno chiesto aiuto anche alla Turchia, che nel 2025 prevede di esportare 420 milioni di uova. Un numero sostanzioso, ma che impallidisce di fronte alla tipica fornitura media degli Usa, che producono 7,5 miliardi di dozzine di uova ogni anno.


Commento. Potrebbe essere l'inizio della problematica legata al cibo?

18 mar 2025

Ritorno al denaro in contante in Svezia
pubblicato da: Web Master

Ritorno al denaro contante: la vita senza soldi in tasca non è sicura come la Svezia sperava

Articolo tratto dalla rassegna stampa estera di EPR Comunicazione

Di Redazione Web -17/03/2025

I paesi nordici sono stati tra i primi ad adottare i pagamenti digitali, al posto del denaro contante. Ora, l’e-banking – scrive The Guardian – è visto come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale Nel 2018 un ex vice governatore della banca centrale svedese aveva previsto che entro il 2025 il paese sarebbe probabilmente diventato un paese senza contanti,.

Sette anni dopo, quella previsione si è rivelata piuttosto veritiera. Solo un acquisto su dieci viene effettuato in contanti e la carta è la forma di pagamento più comune, seguita dal sistema svedese di pagamento mobile Swish, lanciato da sei banche nel 2012 e ormai onnipresente. Anche altri servizi di pagamento tramite telefono cellulare stanno crescendo rapidamente.

Pagamenti digitali e denaro contante

Infatti, secondo il rapporto annuale sui pagamenti della banca centrale, pubblicato questo mese, la Svezia e la Norvegia hanno la più bassa quantità di contanti in circolazione, in percentuale del PIL, al mondo.

Ma nel contesto odierno, con la guerra in Europa, l’imprevedibilità negli Stati Uniti e il timore di attacchi ibridi russi che fanno quasi parte della vita quotidiana in Svezia, la vita senza contanti non si sta rivelando l’utopia che forse una volta prometteva di essere.

A dicembre il governo ha pubblicato i risultati di un’indagine che proponeva di obbligare alcuni agenti pubblici e privati ad accettare contanti, una raccomandazione che secondo la banca centrale dovrebbe essere attuata dalle autorità.

[…]

Non solo in Svezia

La Svezia non è l’unico paese nordico a fare marcia indietro sui piani per una società senza contanti. L’anno scorso la Norvegia, che ha un popolare equivalente svedese chiamato Vipps MobilePay, ha introdotto una legge che prevede multe o sanzioni per i rivenditori che non accettano contanti. Il governo ha anche raccomandato ai cittadini di “tenere un po’ di contanti a portata di mano a causa della vulnerabilità delle soluzioni di pagamento digitale agli attacchi informatici”.

L’ex ministro della giustizia e delle emergenze norvegese Emilie Mehl lo ha detto chiaramente: “Se nessuno paga in contanti e nessuno accetta contanti, il contante non sarà più una vera soluzione di emergenza una volta che la crisi sarà alle porte”.

Commento. Ecco che qualcuno inizia a defilarsi, mentre l'Europa vuola andare nella direzione dell'euro digitale entro fine 2025..

16 mar 2025

Alessandro Leonardi
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Ue, ecco il piano per risvegliare i risparmi parcheggiati in banca

Mercoledì la Commissione discute un piano che ha l’obiettivo di smuovere almeno una parte dei 10mila miliardi di euro dei piccoli risparmiatori custoditi nei conti correnti bancari (e sostanzialmente inutilizzati) per trasformarli in capitale di rischio e in investimenti. L’obiettivo è sostenere la competitività dell’industria europea e le nuove priorità, a cominciare dalla difesa.

Come ho più volte annunciato nelle mie conferenze e nelle mie live ecco arrivato il momento in cui cominceranno a toccare i nostri risparmi nei conti correnti. Il caro Mario Draghi l'aveva richiesto meno di un paio di anni fa ed eccolo accontentato. Il Sole 24 ore ci regala un maggior dettaglio inenerente alle modalità in via di studio. Mettere il nostro capitale come bene di rischio di fronte agli investimenti.

Quando lo dicevo nelle conferenze anni fa erano in pochi coloro a crederci, così come quando parlai dell'attacco alle case e alla proprietà privata, ma tutto sta andando in quella direzione. Nei miei ultimi volumi Apocalisse green 1,2,3 editi da Macro Edizioni trovate in anticipo tutti i discorsi inerenti gli espropri, le case, la proprietà privata, i crediti di carbonio e come avrebbero colpito conti correnti, cripto valute e cassette di sicurezza. Come sempre difficilmente la mia documentazione mi permette di sbagliare, anche perchè ciò che avviene oggi non è nient'altro che il frutto di leggi fatte ieri... e sono anni che ci lavorano, come dimostro nei miei libri. E' brutto avere ragione, ma è ora di responsabilizzarsi. Progetto Atena 2030 è stato realizzato proprio perchè sapevo che sarebbe giunto questo momento, così come la centralizzazione del cibo nelle mani delle grandi multinazionali e la distruzione dei piccoli imprenditori agricoli. Purtroppo il tempo a disposizione sta per scadere... 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/ar...


15 mar 2025

Stop al caro energia!
pubblicato da: Web Master

Stop al caro energia!

Consigli per soluzioni alternative per riscaldare la propria casa.

Con l'aumento dei costi energetici, molte famiglie cercano soluzioni alternative per riscaldare la propria casa e ridurre le spese in bolletta. Esistono diverse strategie per ottenere un ambiente caldo e confortevole senza dipendere completamente dal gas, contribuendo allo stesso tempo a un minore impatto ambientale. Stop al caro energia diventa un obiettivo sempre più condiviso.

Un'alternativa efficace è rappresentata dalle pompe di calore, dispositivi che sfruttano l'energia presente nell'aria, nell'acqua o nel suolo per riscaldare gli ambienti con un consumo energetico inferiore rispetto alle caldaie tradizionali. Sebbene richiedano un investimento iniziale, nel lungo periodo permettono di ridurre notevolmente la spesa energetica.

Un altro metodo conveniente è l’uso di stufe a pellet o a biomassa, che utilizzano combustibili naturali come legna o scarti vegetali. Questi impianti hanno un'efficienza elevata e costi di approvvigionamento inferiori rispetto al gas, garantendo un risparmio significativo.

Anche il miglioramento dell’isolamento termico dell’abitazione è una strategia essenziale per trattenere il calore e diminuire i consumi. Infissi a doppio vetro, cappotti termici e tapparelle ben isolate possono fare la differenza nel mantenere una temperatura interna stabile, riducendo la necessità di riscaldamento. Stop al caro energia è possibile anche attraverso piccoli accorgimenti quotidiani.

Infine, l’uso di pannelli solari termici rappresenta una soluzione ecologica ed efficiente. Questi sistemi permettono di sfruttare l’energia solare per produrre acqua calda e riscaldare gli ambienti, diminuendo la dipendenza dal gas.

Grazie a queste soluzioni, è possibile ridurre i costi energetici e contribuire alla sostenibilità ambientale. Per approfondire le opzioni disponibili, si possono consultare risorse come il sito dell'ENEA (https://www.enea.it/), che fornisce consigli su efficienza energetica, il portale di ARERA (https://www.arera.it/) per confrontare i costi delle diverse fonti energetiche, o il sito di Altroconsumo (https://www.altroconsumo.it/) per trovare suggerimenti pratici su come risparmiare. Investire in fonti di calore alternative e migliorare l’efficienza della propria abitazione è la chiave per dire stop al caro energia e vivere un inverno più sereno e conveniente.