Ultime Notizie

11 ago 2025

Dazi su oro? Il mercato impazzisce
pubblicato da: Web Master

Dazi su oro? Il mercato impazzisce

Un'agenzia governativa statunitense aveva formalmente stabilito che i lingotti d'oro sarebbero stati soggetti a dazi, causando il caos nei mercati dei metalli preziosi. Le spedizioni si sono bloccate e il differenziale di prezzo tra i due principali hub di trading, il Comex di New York e il mercato spot di Londra, è schizzato oltre i 100 dollari l'oncia


Il caos è durato meno di ventiquattro ore, ma è bastato per scuotere i mercati dell'oro a livello globale. Una sentenza dell'agenzia doganale statunitense che imponeva dazi sui lingotti d'oro ha seminato il panico tra trader e investitori, costringendo la Casa Bianca a un rapido intervento per placare le acque agitate dei mercati dei metalli preziosi.

La vicenda ha avuto inizio quando l'US Customs and Border Protection ha pubblicato sul proprio sito web una sentenza che classificava i lingotti d'oro da un chilogrammo e da 100 once come soggetti ai cosiddetti dazi reciproci.

Commento: questo è sintomo di come possono alterare i mercati e ogni singolo valore, compreso quello dell'oro, per troppi ritenuto un bene rifugio... che non è!

09 agosto 2025

10 ago 2025

Trump: i fondi pensione possono comprare crypto
pubblicato da: Web Master

Trump firma: i fondi pensione possono comprare crypto

L'ordine del presidente impone alla Securities and Exchange Commission (Sec) di rivedere l’attuale normativa per facilitare l’accesso ad asset alternativi per i piani pensionistici

Donald Trump si appresta a firmare un ordine esecutivo per consentire ai fondi pensione di accedere a criptovalute, private equity, immobili e altri asset digitali e alternativi. L’ordine, riferisce The Hill, impone alla Securities and Exchange Commission (Sec) di rivedere l’attuale normativa per facilitare l’accesso ad asset alternativi per i piani pensionistici. L’ordine del presidente, ha spiegato un funzionario della Casa Bianca, intende offrire ai lavoratori americani maggiori opzioni di investimento, aprendo ad asset alternativi.

Trump ha promesso durante la campagna elettorale di fare degli Stati Uniti la “capitale mondiale delle criptovalute”. Il mese scorso, la Casa Bianca ha presentato in un rapporto di 166 pagine raccomandazioni per legislatori e autorità di regolamentazione su tutto, dalla supervisione delle criptovalute alla tassazione, alle normative bancarie.

10/08/2025

15 lug 2025

Kalcker, diossido di cloro, 6 e 7 settembre
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Kalcker, diossido di cloro, 6 e 7 settembre

14 lug 2025

Agricoltura: UE lancia i Nature Credits
pubblicato da: Web Master

Agricoltura: UE lancia i Nature Credits


Crediti natura, l'UE lancia il piano per incentivare gli investimenti a tutela dell'ambiente


La Commissione europea ha recentemente lanciato una Roadmap verso i Crediti natura, un'iniziativa pensata per promuovere e incentivare gli investimenti privati in interventi che tutelano e preservano l’ambiente.

Il piano ha lo scopo di supportare cittadini, imprese e organizzazioni nell’attuare azioni concrete a favore della natura, con l'obiettivo di premiare chi investe nella salvaguardia dell'ambiente.


Cosa sono e come funzionano i crediti natura

I crediti natura sono uno strumento innovativo per valorizzare le azioni positive a favore dell’ambiente. Rappresentano una sorta di “premio” che può essere assegnato a individui, imprese, enti pubblici o agricoltori che compiono interventi utili alla conservazione della natura, come:

  • piantare alberi in aree degradate o deforestate;
  • proteggere habitat per specie animali a rischio;
  • bonificare zone inquinate o rimuovere rifiuti;
  • creare zone umide o corridoi ecologici;
  • coltivare senza pesticidi inquinanti.

Una volta verificata e certificata da organismi indipendenti, ogni azione positiva genera crediti che possono essere venduti a soggetti (aziende, cittadini, amministrazioni) desiderosi di sostenere la natura, anche se non possono agire direttamente.

In sostanza, chi acquista un credito contribuisce alla salvaguardia ambientale, mentre chi lo genera riceve un compenso che può essere reinvestito in nuovi progetti ecologici.

Secondo la Commissione, se ben strutturati, i crediti natura possono diventare uno strumento di mercato efficiente e attrattivo per il settore privato, incoraggiando investimenti e innovazione nella transizione ecologica.

Mercati legati alla biodiversità in espansione

I mercati dei crediti legati alla biodiversità sono ancora in fase iniziale a livello globale, ma le stime sono promettenti: si prevede che la domanda possa raggiungere i 180 miliardi di dollari, a seconda dell’impegno politico e aziendale.

Per l’Europa, cogliere questa opportunità significherebbe contribuire concretamente a colmare il gap di 37 miliardi di euro all’anno necessari per proteggere efficacemente la biodiversità nel continente.

Controlli e impegno dell'UE per il futuro

Affinché il sistema sia affidabile, la Commissione europea prevede regole chiare, verifiche indipendenti e certificazioni trasparenti. L’obiettivo è evitare frodi e garantire che i crediti siano legati a risultati ambientali reali e misurabili.

Inoltre, si punta a rendere il sistema accessibile anche per piccoli proprietari terrieri, comunità locali e associazioni, attraverso la riduzione della burocrazia.

L’Unione Europea ha già annunciato l’intenzione di destinare almeno il 10% del suo bilancio alla biodiversità entro il 2026-2027 e raddoppiare gli investimenti esterni nel settore, fino a 7 miliardi di euro. Tuttavia, il coinvolgimento del settore privato è considerato cruciale per ottenere impatti su larga scala e accelerare la transizione verso un’economia realmente sostenibile.

Commento: questo è il prequel dei Crediti di Carbonio, ma per poterli introdurre hanno bisogno di vendere un'altra faccia alla gente comune, esattamente come fa l'Agenda 2030. Il mercato lo faranno creare a voi dandovi incentivi e poi se ne approprieranno facendolo pagare caro a tutti ...

07 lug 2025

Iran:no a richiesta Brics di dividersi in 2 Stati
pubblicato da: Web Master

Iran: no a richiesta Brics di dividersi in 2 stati

Il recente vertice dei Brics ha affrontato temi di geopolitica globale, tra cui il conflitto israelo-palestinese. La dichiarazione finale ha incluso un richiamo a una soluzione a due Stati, ma la posizione iraniana si è contrapposta nettamente a questa proposta. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, ha esplicitato le riserve di Teheran e ha sottolineato alternative ritenute più giuste dal suo governo.

La posizione di iran sulla soluzione a due stati nella dichiarazione finale dei brics

Durante il vertice, la bozza della dichiarazione ha proposto di risolvere il conflitto israelo-palestinese attraverso la creazione di due Stati distinti, uno israeliano e uno palestinese. Abbas Araghchi è intervenuto per manifestare una forte opposizione a questa linea, definita inadeguata dalla Repubblica islamica. In un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram, il ministro ha riferito che l’iran esprime riserve significative nei confronti della formulazione inserita nel documento finale, che rappresenta l’accordo dei leader dei Brics.

Documento ufficiale di disaccordo

Teheran ha annunciato che comunicherà ufficialmente il suo disaccordo tramite un documento indirizzato al presidente del gruppo. La critica iraniana si concentra sulla percezione che la soluzione a due Stati non affronti sufficientemente i diritti dei palestinesi. Inoltre, la Repubblica islamica insiste sul fatto che la questione palestinese richieda una gestione differente rispetto a quella proposta nella dichiarazione, sottolineando che il consenso incluso nel testo non sarebbe rappresentativo di tutti i soggetti coinvolti nel territorio.

Attacchi all’iran e critica al dialogo internazionale

Nel corso del dibattito, Araghchi ha voluto ribadire un punto sensibile per la politica estera iraniana. Ha denunciato come recenti attacchi perpetrati contro l’iran abbiano rappresentato, secondo Teheran, una violazione grave della diplomazia internazionale e uno sfregio ai trattati di non proliferazione nucleare. L’iran partecipa infatti all’accordo che limita l’uso della tecnologia nucleare esclusivamente a fini pacifici.

La denuncia di abbassare la fiducia tra stati

Il ministro degli Esteri ha sottolineato che questi attacchi ledono il principio di sicurezza nazionale e la fiducia tra Stati, minando ogni possibilità di dialogo e negoziazione. La denuncia iraniana è stata esplicitata in un contesto più ampio che mira a rivedere i rapporti di forza internazionali, con l’obiettivo di porre Teheran al centro di un confronto che prenda in considerazione la sua posizione politica e strategica.

Un referendum come alternativa proposta dall’iran per risolvere la questione palestinese

Araghchi ha poi sviluppato un’alternativa concreta alla soluzione a due Stati diffusa nel documento finale dei Brics. Ha affermato che l’iran propende per una soluzione che coinvolga un referendum con la partecipazione diretta di tutti gli abitanti originari dei territori contesi. Questo includerebbe non solo palestinesi e israeliani, ma anche ebrei, cristiani e musulmani residenti nella regione.

Principi di rappresentanza e giustizia

Secondo Teheran, questa strada si basa su principi di rappresentanza e giustizia, permettendo a ogni comunità di esprimere la propria volontà e partecipare alle decisioni sul futuro di quella terra. Araghchi ha definito questa proposta una risposta realistico-politica, non utopistica o impraticabile, e si è detto disposto a discuterne in sedi internazionali idonee.

Pressioni iraniane durante i negoziati sulla dichiarazione finale dei brics

Il processo di stesura della dichiarazione finale ha visto la delegazione iraniana premere affinché il testo contenesse una condanna più netta degli attacchi a Israele, attribuiti soprattutto agli Stati Uniti. Secondo fonti vicine al vertice, l’iran ha richiesto di esplicitare una critica severa ai bombardamenti subiti da Israele, sostenendo che questo punto fosse assente o troppo edulcorato nell’originale proposta.

Tensioni interne al gruppo brics

Questa posizione ha creato tensioni nei negoziati, dato che altri Paesi che partecipano ai Brics hanno privilegiato un approccio più equilibrato, evitando di schierarsi apertamente sull’aspetto militare del conflitto. L’atteggiamento iraniano ha mostrato come il gruppo Brics non sia monolitico, ma soggetto a forti differenze interne soprattutto su questioni così delicate come il Medio Oriente.

Il vertice di aprile 2025 segna quindi un momento di confronto non solo tra Paesi emergenti e potenze mondiali, ma anche tra interpretazioni molto diverse delle crisi internazionali, con l’iran che mantiene una linea rigida e alternativa rispetto alle posizioni prevalenti della comunità internazionale.