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14 dic 2025

USA: per entrare iride, DNA e controllo social
pubblicato da: admin

USA: per entrare iride, DNA e controllo social

Chi intende visitare gli Stati Uniti dovrà prepararsi a «rivelare» gli ultimi cinque anni della propria vita sui social media. Le nuove regole, ed è questa la novità più significativa, si applicheranno anche a chi appartiene al programma di esenzione dei visti, come i cittadini dell’Unione europea (italiani compresi). È quanto si legge nella nuova proposta dell’amministrazione Trump. Anche se al momento non è noto quando i cambiamenti diventeranno effettivi, secondo gli esperti si guarda al secondo trimestre 2026.

Secondo l’avviso pubblicato mercoledì dal Dipartimento della Sicurezza interna, coloro che chiederanno di entrare negli Stati Uniti — nell’ambito del programma di esenzione dal visto — saranno tenuti ad aggiungere i social media come «elemento obbligatorio dei dati». Finora, infatti, questa voce è opzionale.

La modifica proposta riguarderebbe i 42 Paesi i cui cittadini e nazionali possono soggiornare negli Stati Uniti fino a 90 giorni senza un visto, previa una procedura di controllo pre-viaggio tramite l’Electronic System for Travel Authorization (il famoso «ESTA»). Le proposte sono soggette a un periodo di preavviso di 60 giorni che servono anche a ricevere proposte di modifica.

Oggi i richiedenti provenienti da Paesi con esenzione dal visto devono registrarsi al programma ESTA, pagano 40 dollari e forniscono un indirizzo e-mail, l’indirizzo di casa, il numero di telefono e le informazioni di un contatto di emergenza. Viene anche chiesto di inserire i propri account social, ma su base volontaria. L’autorizzazione al viaggio ha una validità di due anni.

Assieme ai controlli sui social media proposti, la Customs and Border Protection statunitense (cioè i controlli di frontiera) ha anche segnalato possibili modifiche alla tecnologia alla base del processo di richiesta, tra cui l’obbligo di un selfie oltre alle foto del passaporto. Nel documento si fa capire che il sito web per le richieste verrebbe dismesso così da effettuare la registrazione soltanto via app.


Tra le informazioni richieste la CBP intende aggiungere diversi campi dati alla domanda ESTA. Tra questi:
- numeri di telefono utilizzati dal richiedente negli ultimi cinque anni;
- indirizzi e-mail utilizzati dal richiedente negli ultimi dieci anni;
- indirizzi IP e metadati provenienti da foto inviate elettronicamente;
- nomi dei familiari (genitori, coniuge, fratelli/sorelle, figli) e relative date e luoghi di nascita;
- numeri di telefono dei familiari utilizzati negli ultimi cinque anni;
- residenze dei familiari;
- dati biometrici: volto, impronte digitali, Dna e iride;
- numeri di telefono aziendali utilizzati dal richiedente negli ultimi cinque anni;
- indirizzi email aziendali utilizzati dal richiedente negli ultimi dieci anni.


Questa iniziativa segue azioni simili del governo statunitense per effettuare controlli sui social media per alcuni richiedenti visto, inclusi i richiedenti dei visti H-1B concessi a lavoratori stranieri qualificati, così come i richiedenti visti per studenti e studiosi. Segue anche i piani, ancora in attesa di approvazione, del governo di riscuotere una nuova tassa di 250 dollari per l’integrità dei visti da molti visitatori, benché i visitatori provenienti da Paesi con esenzione dal visto siano esenti da tale tassa.

Tra le novità del documento c’è anche l’introduzione di una funzione — via app — per segnalare volontariamente la propria uscita dagli Usa che si dovrebbe effettuare caricando un selfie e autorizzando la geolocalizzazione per «certificare» che il viaggiatore ha effettivamente lasciato l’America.

Il documento fornisce anche una stima del carico di lavoro e del numero di utenti coinvolti, per le varie modalità di raccolta. Per esempio per il rilascio dell’ESTA via app sul telefonino il Dipartimento statunitense stima circa 14,5 milioni di utilizzatori. Le nuove procedure, poi, avrebbero un tempo stimato per risposta che varia — a seconda del metodo utilizzato —: 8 minuti per modulo cartaceo, 4 minuti per il sito web, 22 minuti per l’applicazione mobile.

Non c’è, al momento, certezza sulle tempistiche di introduzione. Salvo ripensamenti la polizia di frontiera potrebbe introdurre i cambiamenti gradualmente nelle settimane e nei mesi successivi alla data del 9 febbraio 2026, l’ultimo giorno utile per inviare le proposte di modifica. Il testo depositato dovrà essere approvato dall’Office of management and budget.

14/12/2025

14 dic 2025

Internet: nuove regole UE per accedere
pubblicato da: admin

Internet: nuove regole UE per accedere


Nuovo regolamento AGCOM per tutelare i minori in Rete: su Internet, nuovo obbligo di certificazione digitale della maggiore età per alcuni siti web.

Con l’obiettivo di tutelare maggiormente i minori e rendere il web più sicuro in termini di privacy, a partire dal 12 novembre è stato introdotta la nuova regolamentazione europea che impone procedure di verifica e certificazione digitale della maggiore età per l’accesso a siti di rivendita alcolici, di tabacco, piattaforme di gioco o portali per adulti.

Cookie, cambia tutto: le nuove regole UE rivoluzionano consenso e tracciamento online20 Novembre 2025L’Autorità italiana AGCOM è stata scelta dalla Commissione europea per partecipare alla sperimentazione della nuova procedura di verifica dell’età per l’accesso a questa tipologia di siti, in attuazione del Regolamento UE n. 2022/2065 sul mercato unico dei servizi digitali (Digital Services Act).

Una novità che coinvolge in prima linea i titolari di siti e portali legati in queste attività, che hanno sei mesi di tempo per mettersi in regola implementando un sistema di verifica dell’età in linea con gli standard previsti e, soprattutto, a prova di privacy rispettando la riservatezza di utenti e imprese.

Secondo l’Age Verification, vale a dire il sistema di riconoscimento e verifica dell’età degli utenti basato su documenti digitali o riconoscimento facciale con AI, l’identificazione dell’utente avviene prima mediante un fornitore terzo certificato e, in un secondo momento, con autenticazione e generazione della prova dell’età. Le istruzioni sono contenute nella delibera AGCOM n. 96/25/CONS.

Un esempio è quello della piattaforma di identità digitale Intesa ID, per consentire di identificare l’utente attraverso SPID, CIE, video riconoscimento o processi self, facilmente integrabile ai sistemi informatici delle aziende. Una soluzione che permette dunque di utilizzare certificazioni persistenti e riutilizzabili (in vista dell’adozione dei Wallet digitali europei).

Il sistema rileva unicamente il dato anagrafico legato all’età, consentendo al provider di adempiere agli obblighi normativi in linea con i principi di privacy by design.

14/12/2025

27 nov 2025

La Co2 diventa il motore delle centrali del futuro
pubblicato da: admin

La Co2 diventa il motore delle centrali del futuro

La Cina è ancora una volta un passo avanti nel futuro della produzione energetica, infatti, proprio in questo paese il primo generatore commerciale al mondo alimentato da anidride carbonica supercritica è stato collegato alla rete elettrica nazionale. L’annuncio arriva dalla China National Nuclear Corporation (CNNC), che ha scelto di installare il sistema all’interno di un impianto siderurgico della provincia di Guizhou. Qui il dispositivo sfrutta il calore di scarto proveniente dal processo di sinterizzazione, dove le temperature superano i 700 °C, trasformandolo in elettricità senza ricorrere al tradizionale vapore.

Ciò che rende particolare questo impianto da 15 megawatt è la scelta della CO₂ come fluido di lavoro. Portata in condizioni supercritiche — uno stato intermedio in cui presenta proprietà sia dei gas sia dei liquidi — l’anidride carbonica risulta più densa del vapore, consentendo una progettazione molto più compatta delle turbine e una gestione più efficiente del calore. Secondo le prime valutazioni, i due moduli installati sarebbero in grado di estrarre almeno il 50% di energia in più dal calore di scarto rispetto ai sistemi a vapore oggi diffusi in tutto il mondo.

Il funzionamento non prevede combustione aggiuntiva, ma solo il recupero dell’energia termica che normalmente andrebbe dispersa nell’ambiente. Questo dettaglio è alla base dell’interesse internazionale verso le turbine a CO₂ supercritica, considerate una possibile evoluzione non solo per l’industria pesante ma anche per il nucleare di nuova generazione, l’esplorazione spaziale e alcuni sistemi solari di concentrazione. Le dimensioni ridotte degli impianti, abbinate alla possibilità di raggiungere rendimenti superiori al 50% in scenari ad alta temperatura, li rendono candidati ideali per applicazioni in cui ingombro ed efficienza sono fattori critici.

La CNNC lavora alla tecnologia da oltre dieci anni, ma non è l’unico attore in corsa. Negli Stati Uniti è operativo il progetto STEP (Supercritical Transformational Electric Power), realizzato in collaborazione tra SwRI, GE Vernova, GTI Energy e il Dipartimento dell’Energia. Il dimostratore da 10 MW, installato in Texas, ha superato la prima fase di test nel 2024 raggiungendo 4 MW con una temperatura di 500 °C, e punta ora a operare stabilmente a 715 °C. Una volta completato, rappresenterà la conferma su larga scala delle prestazioni dichiarate per questa tecnologia.

La Cina rivendica però il primato mondiale, poiché come dicevamo all'inizio è la prima ad aver avviato una versione commerciale connessa alla rete elettrica e destinata a funzionare in modo continuativo recuperando calore industriale reale, non quello simulato in un ambiente sperimentale. I ricercatori dell’Istituto di Meccanica cinese sottolineano inoltre come la compattezza dell’impianto lo renda adatto anche a sistemi mobili, compresi i reattori nucleari trasportabili o le piattaforme energetiche per missioni spaziali.


27/11/2025


27 nov 2025

L'oro alla patria per pagare l'austerità
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L'oro alla patria per pagare l'austerità

Manovra 2026, via libera all’oro della Banca d’Italia che passa allo Stato: respinti 105 emendamenti


Le riserve auree, pur inserite nel bilancio di Bankitalia come attività proprie, sono patrimonio dello Stato. Dichiarate inammissibili per materia o copertura 105 proposte

Manovra 2026, via libera all’oro della Banca d’Italia che passa allo Stato: respinti 105 emendamenti
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Nella selva di cifre, commi, coperture e veti che è la manovra economica per il 2026, c’è un emendamento-simbolo, proposto da Lucio Malan (FdI), che ha superato indenne il filtro dell’inammissibilità. Questo, stabilisce che le riserve auree — che la Banca d’Italia custodisce e iscrive nel proprio bilancio come attività proprie, ma che non sono formalmente qualificate come patrimonio disponibile dello Stato — divengano, secondo l’emendamento, proprietà diretta dello Stato «in nome del Popolo italiano».

L’emendamento sull’oro e il «no comment» della Bce

L’emendamento sull’oro è un tassello soprattutto simbolico. Mette nero su bianco un principio che in passato aveva già acceso discussioni: le riserve auree, pur inserite nel bilancio di Bankitalia come attività proprie, sono patrimonio dello Stato. La Banca d’Italia continua a detenerle e gestirle, ma lo fa in nome dello Stato italiano. Si tratta di solo di una frase che specifica ma ha il forte sapore di una dichiarazione di sovranità economica che arriva proprio in un momento di tensioni e ridefinizioni all’interno del rapporto con l’Europa.

Ed è proprio da Francoforte che arriva una nota tanto sobria quanto significativa: «La Bce non è stata consultata dalle autorità italiane sulla bozza di emendamento, e non ha commenti da fare sul tema». Un «no comment» ai giornalisti che pesa perché certifica una distanza procedurale e politica, e conferma che la modifica italiana non è frutto di un confronto preliminare con l’istituzione europea che sovrintende al sistema delle banche centrali.


Gli emendamenti sulla sanatoria edilizia

A superare il primo vaglio restano anche tre dei quattro emendamenti sulla sanatoria edilizia, mentre il quarto — quello che avrebbe imposto ai Comuni il rilascio obbligatorio dei titoli in sanatoria entro il 31 marzo 2026, richiamando le vecchie leggi del 1985, 1994 e 2003 — è stato invece fermato per mancanza di coperture.

La valanga di emendamenti inammissibili

Accanto ai «salvati» emerge però un dato macroscopico: nella mattinata del 26 novembre, 105 emendamenti dei 414 emendamenti «segnalati» dai gruppi in commissione Bilancio sono stati dichiarati inammissibili dalla presidenza. Diciotto per materia — fuori tema rispetto alla legge di bilancio — e ben 87 per mancanza di copertura. Una cifra che restituisce senza filtri la scarsità di margini finanziari con cui la maggioranza è chiamata a negoziare i propri desiderata.

Per i 18 emendamenti espunti per materia sarà possibile presentare rapidamente nuove proposte sostitutive. Molto più complessa invece la situazione dei 87 respinti per copertura: potranno essere riformulati, ma solo se accompagnati da una copertura credibile, in un quadro di risorse che resta rigidissimo.

27/11/2025

27 nov 2025

Arriva la tassa per le auto elettriche
pubblicato da: admin

Arriva la tassa per le auto elettriche

Facciamo un salto indietro nel tempo: qualche anno fa, con il Green Deal, nasceva in Europa (e nel resto del mondo) la tendenza ad agevolare fiscalmente l’auto elettrica. La ragione di questo provvedimento era che, detassando le elettriche in uso ai privati, gli Stati rinunciavano a parte del gettito fiscale ma promuovevano la mobilità pulita. Dopo la pandemia, con i costi dell’energia alle stelle e l’attuale clima di incertezza globale (l’invasione russa dell’Ucraina, i dazi Usa, la crescita economica della Cina), oggi le nazioni si interrogano: si deve ancora rinunciare agli introiti derivanti da un'ipotetica tassazione delle elettriche? La risposta, per alcuni governi, è no. Scopriamo cosa sta accadendo, Paese per Paese: tra chi ha già eliminato le agevolazioni, e chi si accinge a farlo. Trasformando il Green Deal in... Tax Deal.

Svizzera

Dal 2030, la Confederazione Elvetica potrebbe tassare anche le elettriche. A preoccupare sono soprattutto i mancati incassi dalle accise dei carburanti, legati a un aumento delle auto a batteria e alla progressiva riduzione delle termiche. Per ogni mezzo a corrente che prende il posto di uno con motore a combustione, infatti, l’ammanco medio annuo è di 600 franchi (641,89 euro). Oggi solo i proprietari dei veicoli a benzina o a gasolio pagano le imposte sugli oli minerali, per 1,3 miliardi di franchi (1,39 miliardi di euro) l’anno. Secondo il governo, tutti i veicoli motorizzati devono contribuire al finanziamento delle infrastrutture con lo schema “pay-per-use”: più si circola e più si paga. Sotto esame c’è una tassa variabile in base alla percorrenza: 5,40 franchi (5,78 euro) ogni 100 km, con la tariffa che varia in funzione del tipo di veicolo e del suo peso. In alternativa, un’imposta sulla corrente utilizzata per ricaricare presso colonnine pubbliche o wallbox: 22,8 centesimi (24,40 centesimi di euro) per chilowattora (kWh). Dal 1° gennaio 2023, inoltre, le elettriche sono soggette di nuovo all’imposta sull’importazione (circa il 4% del valore del veicolo).

Regno Unito

Dal momento che solo le termiche pagano le tasse sul carburante, il governo cerca “un sistema più equo per gli automobilisti”, così da trovare le risorse per ammodernare le strade. Inoltre, il rallentamento dell’economia preoccupa il governo di Keir Starmer, che potrebbe valutare un aumento delle imposte per coprire un deficit di bilancio di 30 miliardi di sterline (34 miliardi di euro). In un simile contesto, l’esecutivo valuta di tassare le percorrenze delle elettriche: 3 pence (3,4 centesimi di euro) per ogni miglio (circa 1,6 chilometri). Il balzello costerebbe ai guidatori in media 250 sterline l’anno (283 euro), ossia 1,8 miliardi di sterline entro i primi anni del prossimo decennio. Una cifra comunque contenuta rispetto agli incassi garantiti dalle accise sui carburanti: per il 2025-2026 sono circa 24,4 miliardi di sterline (il 2% delle entrate statali). Inoltre, da aprile 2025, anche le elettriche pagano il bollo.

Norvegia

Il “regno dell’elettrico” attua una graduale inversione di rotta sulle agevolazioni fiscali, spinto dal successo del mercato e dalla necessità di bilanciare le finanze statali. L’esenzione dall’Iva (al 25%) è stata la misura fiscale più significativa per promuovere le auto elettriche in Norvegia: il governo ha proposto di eliminarla a partire dal 2027. Nel 2023, è stata reintrodotta l’Iva su quelle che superano un determinato prezzo (500.000 corone, pari a circa 43 mila euro, con proposte di ridurre ulteriormente la soglia in futuro). C’è una tassa di registrazione una tantum che tiene conto del peso del veicolo elettrico: un costo addizionale per ogni chilogrammo che eccede una soglia stabilita, con incrementi progressivi, così da compensare il mancato gettito fiscale. Comunque, per scoraggiare un eventuale ritorno al termico, per le macchine a benzina sono al vaglio accise maggiorate e una tassa di immatricolazione più cara

Londra

Nelle scorse ore, il sindaco della capitale britannica Sadiq Khan ha confermato che i veicoli elettrici perderanno l’esenzione totale dal pedaggio urbano per il centro dal 2 gennaio 2026: dovranno pagare quasi come una qualunque auto a benzina. Per le Bev, addio allo sconto del 100%: via invece alla riduzione del 25% nel caso delle auto e del 50% quando si tratta di furgoni e autocarri. Dal 4 marzo 2030, solo un -12,5% per le vetture a batteria e -25% per gli altri mezzi. Ma c’è una seconda “scossa” spiacevole per tutti: anno nuovo, aumento nuovo, con la tassa che vola da 15 a 18 sterline al giorno. Ossia 20,38 euro. Introdotta nel 2003, la congestion charge è attiva dalle 7 alle 18 nei giorni feriali, e tra le 12 e le 18 nei fine settimana e nei festivi. Forti le polemiche, con Edmund King, presidente AA (The Automobile Association) che esorta Sir Sadiq a revocare la sua decisione. Gli incassi del ticket non hanno un peso nella scelta del primo cittadino, che spiega come il programma debba “restare adatto allo scopo” a fronte di un forte aumento del numero di Bev in circolazione: rappresentano un quinto di tutti i mezzi nella zona a pedaggio urbano. Tradotto: il balzello per le elettriche e il rincaro per tutti servono a far calare il traffico, e non a incassare più sterline. In generale, senza le modifiche del 2026, entrerebbero 2.000 veicoli in più, causando code e ritardi: questa almeno la versione ufficiale. Attenzione adesso alle possibili ripercussioni sulle altre metropoli nel mondo, che hanno copiato Londra. Non ultima, l’Area C di Milano: si parla di progetti per far pagare il ticket anche alle elettriche. Fra l’altro, anche qui si segnalano aumenti (7,5 euro oggi, contro 5 euro sino al 29 ottobre 2023) e possibili estensioni orarie.

Francia

Parigi sta gradualmente eliminando importanti agevolazioni fiscali per le auto elettriche, mentre rafforza la tassazione sui veicoli inquinanti: per le elettriche è stata abolita l’esenzione dal pagamento delle tasse di immatricolazione annuali (l'equivalente del nostro bollo auto), una misura introdotta con la legge Bilancio 2025 ed entrata in vigore dal 1° maggio 2025 in molte regioni. L’importo, che può arrivare fino a 750 euro l’anno, dipende dalla potenza fiscale (cavalli fiscali) del veicolo e dall’aliquota stabilita da ciascuna regione. In ogni caso, Parigi si sta concentrando sull’aumento delle imposte per le termiche, su peso ed emissioni di CO2.

Germania

Premesso che periodicamente arrivano corposi ecobonus, e che non ci sarà un inasprimento fiscale, dalle parti di Alexanderplatz è aperta la discussione sulla ricarica. La base di partenza è che il proprietario di una vettura a benzina, quando fa il pieno, paga le tasse in base al numero di litri erogati dalla pompa. Berlino desidera adottare lo stesso criterio per i titolari delle elettriche, regolamentando in maniera molto rigorosa le colonnine e i contatori di kWh, con dati firmati e crittografati dalla stazione per evitare le truffe. Per le tariffe domestiche, con la ricarica gestita dal contatore di casa, sono allo studio tariffe dinamiche con contatori intelligenti per ottimizzare i consumi. Si fa largo intanto l’ipotesi di obbligo di ricarica delle ibride plug-in, in previsione del boom di questi veicoli.

Paesi Bassi

La notevole diffusione delle auto elettriche, agevolate da anni in vari modi, impone una riflessione a L’Aia. Fino alla fine del 2024 le auto elettriche non pagavano la tassa di proprietà: dal 1° gennaio 2025 versano il 25% dell’imposta. Dal 2026 la pagheranno per intero. Calcolata, come per le termiche, in base al peso.

Danimarca

La nazione europea con uno dei carichi fiscali più elevati per gli autoveicoli sta reintroducendo in maniera graduale le imposte sulle elettriche: tasse di registrazione e sulla proprietà. Entro il 2030 pagheranno come le termiche, in base al valore e al peso.

Italia

Grazie alle tasse sui carburanti, lo Stato incassa circa 39 miliardi di euro l’anno di accise (più Iva del 22% sul totale). Risorse che vanno molto oltre il rifacimento delle strade, e che in diversi casi sono ossigeno per le casse dello Stato. Attualmente circolano circa 339 mila auto elettriche su circa 40 milioni di vetture: se l’obiettivo del governo di 4,3 milioni di elettriche entro il 2030 venisse centrato, il fisco perderebbe introiti giganteschi derivanti da benzina e diesel. A maggio 2024 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riflettuto sul problema, immaginando in futuro di poter lavorare sulla traslazione delle tasse dai carburanti all’elettricità. Inoltre, col bollo auto (tassa di proprietà), le Regioni incamerano circa 7 miliardi di euro l’anno: per legge nazionale, le elettriche non pagano il bollo per 5 anni. Da questo punto di vista non sono attesi stravolgimenti, a meno di un’improvvisa accelerazione sul federalismo fiscale che dia alle Regioni maggiore margine di manovra.

Stati Uniti

Mentre il presidente Donald Trump ha cancellato il “mandato elettrico” di Joe Biden, ci sono 28 Stati che hanno già implementato una tassa annuale di registrazione aggiuntiva per i veicoli elettrici, con l’obiettivo di compensare la perdita di gettito proveniente dai carburanti: da 50 a 200 dollari l’anno. Oregon, Utah e altri stati stanno valutando la Road-User Charge (Ruc, tassa sulla percorrenza). A livello federale il dibattito si concentra sull’estensione del credito d’imposta per le auto elettriche, con proposte che ne prevedono la graduale eliminazione.

Cina

Non ci sono attualmente discussioni sulle tasse. Tuttavia, di recente Pechino ha preso una decisione storica per l’industria automotive: a differenza di quanto avvenuto in passato, il 15° piano quinquennale 2026-2030 non include elettriche e ibride plug-in. Dopo 15 anni di aiuti, iniziati nel 2010, l’industria auto cinese non è più tra quelle strategiche della Repubblica Popolare: in un settore ormai maturo, le 130 Case automobilistiche cinesi faranno da sé.

Nuova Zelanda

L’esenzione dalle Road-User Charge per i veicoli elettrici leggeri e ibridi plug-in è terminata il 31 marzo 2024: si paga la tassa basata sulla percorrenza, contribuendo al finanziamento del sistema di trasporto stradale, come fanno già le termiche. Per le elettriche, Ruc di 76 dollari neozelandesi (37 euro) ogni 1.000 km, come le diesel. Le ibride plug-in pagano 38 dollari ogni 1.000 km: meno delle elettriche, perché contribuiscono già al sistema stradale pagando le tasse sul carburante. I proprietari devono acquistare e visualizzare un’apposita licenza Ruc (pre-paga la distanza che si intende percorrere, in blocchi di 1.000 km). L’esenzione era stata introdotta nel 2009 per promuovere l’adozione di elettriche ed è stata rimossa una volta che la loro quota ha raggiunto circa il 2% del parco circolante.

Islanda

Dal 1° gennaio 2024, è stato introdotto un canone chilometrico per le auto elettriche. Questa tassa si basa sul principio del “pay per use” e viene applicata in base alla percorrenza. L’importo è di 6 corone (4 centesimi di euro) a km. Inoltre, il governo islandese ha aumentato l’Iva sulle full electric dal 24% al 25,5%.

Australia

Nel luglio del 2021 lo Stato del Victoria ha introdotto la Road-User Charge per tutte le elettriche e ibride plug-in, diventando la prima giurisdizione del pianeta ad applicare una tassa sull'uso stradale specificamente per questi mezzi. La tassa è basata sul principio del “pay per use” e prevede un addebito di 2,6 centesimi di dollaro australiano (0,0146 euro) a km per le elettriche 2,1 centesimi per le ibride plug-in. Il governo ha giustificato questa mossa per garantire che tutti gli utenti della strada contribuiscano equamente al finanziamento delle infrastrutture stradali. La Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale la tassa nel 2023, affermando che solo il governo federale può riscuotere imposte sull’uso stradale. Lo Stato del Victoria ha sospeso la Ruc annunciando l’intenzione di rivederla.

27/11/2025